War Horse: il ritorno bucolico di Spielberg alle prese coi buoni sentimenti

18 feb 2012 - Da venerdi 17 febbraio è nelle sale War Horse, ultima impresa del prolifico regista Steven Spielberg arrivato ormai al suo quarantatreesimo film.

Ambientato in Inghilterra durante la prima guerra mondiale, War Horse racconta la storia di Albert Narracot (Jeremy Irvine) e del suo cavallo Joey, un purosangue acquistato, quasi per capriccio, dal padre Ted, seppur non adatto al lavoro nei campi.

La famiglia di Albert, affittuaria di una piccola fattoria, ha difficoltà economiche e Joey rischia di essere venduto ma Albert, pur di non perderlo, decide di addestrarlo ad arare i campi. Tra i due nasce una forte intesa e proprio quando tutto sembra volgere per il meglio, una tremenda pioggia distrugge i raccolti e Ted è costretto a vendere il cavallo all'esercito inglese in procinto di partire per la guerra.

Questo avvenimento dividerà i due protagonisti, ma Albert promette a se stesso e a Joey che i loro destini si incroceranno ancora. Storia di guerra, lealtà ed amicizia, War Horse è il tipico film che è ovvio aspettarsi da un regista come Spielberg, già autore di pellicole indimenticabili sullo stesso tema come Schindler's List o Salvate il soldato Ryan.

Straordinarie molte scene, soprattutto quelle di guerra nelle quali, pur senza eccessiva violenza o spargimento di sangue, il regista riesce ad evidenziarne il potere distruttivo. Commoventi invece quelle di cui è protagonista Joey, il magnifico purosangue (nella realtà interpretato da ben otto cavalli diversi) che, pur passando di padrone in padrone, riesce sempre a farsi amare. Il film ha ottenuto ben sei nomination agli Oscar: Miglior Film, Miglior Fotografia, Migliore Scenografia, Migliore Colonna Sonora, Miglior Sonoro, Miglior Montaggio Sonoro. Non stonano le mancate nomination per gli attori, essendo un film corale nel quale le performance dei protagonisti, seppur buone, non hanno la necessità di risaltare.

D'altronde questa non è una novità per i film di Spielberg: leggenda vuole infatti che nonostante i molti premi vinti dal regista nessun attore ne abbia mai vinto uno per aver recitato in uno di questi. In ogni caso da menzionare è sicuramente la performance di Jeremy Irvine, attore inglese alla sua prima esperienza davanti alla macchina da presa, appositamente scelto da Spielberg per la sua 'spontaneità e perfetta innocenza bucolica'. E' un peccato invece per la mancata nomination alla regia, quasi necessaria nel caso un'opera così ben fatta, mentre tutte le altre evidenziano proprio ciò che nel film colpisce di più.

Infatti non sono tanto i protagonisti a rendere straordinario il film, quanto la spettacolarità delle scenografie, curate nei minimi dettagli, della fotografia, che spazia dai meravigliosi e luminosi paesaggi europei alle cupe e ben dirette scene di guerra. Per non parlare del sonoro originale purtroppo coperto dal doppiaggio italiano e della imponente colonna sonora del compositore John Williams, storico collaboratore di Spielberg, grazie ai cui film ha vinto 3 dei 5 premi Oscar per la migliore colonna sonora.

Certo tra i nominati come miglior film, War Horse perde il confronto con altre pellicole (in particolar modo con The Artist o Hugo Cabret) ma è consigliabile se si vuole passare due ore in compagnia di una pellicola ricca di buoni sentimenti.

Antonella Molinaro